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(22/02/2008)
Sigmund Freud afferma che l'esperienza del 'calore' caratterizza l'intera fase orale.
E' essenziale che nei primi mesi di vita il bambino sia accolto con amore, si senta protetto e sicuro, viva una dimensione affettiva piena e 'calorosa'.
Dopo il primo anno i piccoli vivono situazioni diverse, marcate ognuna da differenti tonalità psicologiche; tuttavia il calore iniziale, ricevuto o meno, estenderà la sua influenza sul resto della loro vita.
Io credo che l'esperienza del calore non segna solo i primi mesi di vita del bambino: essa deve essere rinnovata in ogni momento dell'esistenza.
Quando manca il calore le persone sono più esposte alle tentazioni della devianza, sono più rigide e dure, più inclini alla distruzione e alla auto distruzione.
Calore vuol dire tranquillità, serenità ed armonia: vuol dire star bene, in sintesi.
Di calore hanno bisogno i bambini come i giovani, le persone mature e perfino i vecchi.
Ho sentito spesso, con una certa meraviglia, delle persone molto anziane parlare della propria madre con parole dolci e commoventi.
Una volta mi è toccato consolare un novantenne che la ricordava tra le lacrime.
Non è questo il tentativo di recuperare il calore iniziale, di ricostruire al proprio interno quel nucleo di calore, così importante anche in vista dell'ultimo passo?
Questo calore non possiamo darcelo da noi stessi, deve arrivare dagli altri.
E quando non si trovano le persone, molti lo cercano negli animali.
Quanto calore affettivo può comunicare un cane?
Ma c'è chi lo ricerca anche nei gatti, perfino negli uccelli.
Qualcuno lo ritrova nelle tartarughe, addirittura nei pesci rossi.
In realtà di questo calore non possiamo farne a meno; a volte ci sembra più importante dell'aria. Ne abbiamo bisogno sempre e talvolta lo ricerchiamo anche in modo spasmodico.
Lo vorremmo da tutti ma è importante che lo otteniamo almeno da qualcuno.
Può essere un genitore, un figlio, un parente, il partner o un amico.
Non importa chi sia o dove sia: è fondamentale che ci sia.
Possiamo andare in giro per il mondo, vivere mille esperienze diverse, molte anche frustranti e tuttavia sapere che là, in quel posto, c'è una persona che ci pensa, c'è un amico sincero che ci comprende e che è dalla nostra parte.
Nonostante tutto.
Il guaio è che talvolta dimentichiamo il principio di reversibilità: quel calore tanto importante che vorremmo trovare in tutti quelli che ci stanno intorno, non siamo poi disposti, a nostra volta, a concederlo tanto facilmente.
Lo rifiutiamo: spesso sbadatamente, altre volte coscientemente.
E non solo agli estranei ma perfino alle persone più care.
Rifiutare l'affetto sincero a chi lo merita, a chi se l'aspetta o a chi lo dovrebbe ricevere è un po' come pugnalare alle spalle.
Bisognerebbe non dimenticare mai che il calore è l'asse di equilibrio su cui si regge l'intero sistema della personalità.
Di tutti gli esseri umani.