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crisi e asteroidi

2007-2010 > 2009 > FLUTTUAZIONI


(07/03/2009)


CRISI E ASTEROIDI


Che la crisi ci sia, non c'è alcun dubbio.

Tocca tutti i Paesi del mondo, nessuno escluso.

Le Borse la registrano ogni giorno, crollo su crollo.

Le Banche tremano, sono in fibrillazione: non si sa se rischiano di più l'infarto o il collasso.

E' certo che le loro arterie sono intasate di spazzatura indigeribile.

A quanto ammonta questo materiale 'ostruente'?

Nessuno lo sa con precisione.


Il governatore Draghi le ha più volte invitate a vuotare il sacco, a tirare fuori tutto il marcio che hanno nei loro forzieri.

Ma invano.


E intanto ondeggiano, ogni giorno di più, sull'orlo di un abisso che nessuno sa quanto sia profondo.

Molte industrie sono in difficoltà: anche questo è certo.

E' un dato di fatto incontrovertibile.

Dalle grandissime alle infime.


I consumi sono fermi al palo, anzi arretrano sempre più.

Per questo l'inflazione è quasi ferma.

Per lo stesso motivo resta basso il costo del petrolio.


(Anche se il prezzo dei carburanti alle pompe non è sceso come avrebbe dovuto. Come tutti possono constatare. Anche se nessuno lo dice più)

I cassintegrati (leggi disoccupati) sono aumentati in misura esponenziale, con valori a tre cifre rispetto al recente passato.

Si tratta di operai garantiti, che avevano un regolare rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Chi le conta le migliaia di coloro che avevano un lavoro precario, di piccoli negozianti che hanno chiuso bottega, di artigiani che hanno rinunciato alla loro attività?

Il dramma c'è, è evidente, sta tutto nelle cifre, nei dati, nei bollettini emessi tutti i giorni.

Se n'è accorto perfino
Tremonti che fino all'estate scorsa aveva negato, aveva sparso ottimismo a piene mani, come il suo presidente che, invece, continua imperterrito, unico al mondo, ad usare i suoi occhiali colorati. (*)

Si è accorto, Tremonti, che il nostro debito pubblico viaggia verso cifre incontrollabili oltre che impronunciabili.

Si è accorto che i nostri titoli di Stato, nonostante garantiscano un rendimento molto maggiore, sono molto meno appetiti di quelli tedeschi.

Si è accorto che il PIL è sempre più striminzito.

E ha detto che il 2009 sarà peggio del 2008.


L'unico che continua a credere (a dire) che la crisi non è poi così grave e che tutto sommato non siamo messi così male è lui,
il presidente del consiglio.

Lo ha detto anche in una conferenza stampa con Merkel, Sarkozy e Brown: che si sono scambiati un'occhiata di commiserazione.

Secondo il Nostro la colpa della crisi è in gran parte dei media che la enfatizzano e la ingigantiscono.

Che sia così?

Me lo auguro.

Lo vorrei tanto.


Che i media ci mettano un po' di colore, non c'è dubbio.

Che la crisi sia solo nelle loro parole è qualcosa che non sta da nessuna parte.

Possibile che tutti, in tutto il mondo, vedono nero, mentre in realtà le cose non sono poi così negative?

Spero proprio che abbia ragione Berlusconi.

Nonostante tutto e contro tutto.


Tertulliano, per dimostrare la sua fede diceva:
credo quia absurdum.

Io, con Tertulliano, voglio ripetere:
spero quia absurdum.



Per superare la crisi o, comunque, per contrastarla il presidente del consiglio propone l'avvio delle grandi opere pubbliche.

Ricetta keynesiana sempre valida e certamente condivisibile.

Tra questi grandi progetti Berlusconi ne ha inseriti con forza tre che nel nostro Paese sono sempre stati fieramente osteggiati.

*. Le centrali nucleari; *. il ponte sullo stretto; *. la libertà indiscriminata di costruire. (VEDI NOTA).

Spera che lo spauracchio della crisi faccia saltare le antiche paure e scompagini ogni possibile opposizione.

Non voglio considerare tutte le obiezioni che si possono muovere a queste scelte: sono già state avanzate, altre sicuramente ne saranno sollevate, qualcuna ne ricordo in NOTA.

Voglio invece fare una
proposta alternativa, non demagogica né velleitaria.

Una proposta seria, in tal senso, deve avere almeno due caratteristiche importanti:
+. prevedere un investimento di spesa e quindi un conseguente impiego di manodopera, pari a quello ipotizzato dalle iniziative del governo; +. offrire, una volta conclusa la fase operativa, dei vantaggi essenziali per tutto il nostro Paese.

La proposta è semplice:
'mettere in sicurezza l'Italia'.

Il nostro territorio sta letteralmente cadendo a pezzi: come dimostrano i 'normali' eventi atmosferici di questi giorni.

Quasi tutte le scuole italiane sono fatiscenti e prive della strumentazione tecnologica di base.
Per non parlare di quella di eccellenza che sarebbe pure indispensabile.

Molti dei nostri ospedali sono nelle stesse condizioni.

Le strade, i ponti, le ferrovie, i porti e gli aeroporti (insomma tutte le infrastrutture portanti di un Paese sviluppato) sono obsoleti, insufficienti e inadeguati: sono da rifare.

I corsi dei fiumi sono da mettere in stato di sicurezza così come le colline e le montagne.
Per impedire alluvioni e frane.
Che sono ricorrenti e comportano costi economici e umani altissimi.

Si devono fare gli invasi per raccogliere le acque e far fronte alla siccità.

In molte città i centri storici sono in uno stato di totale abbandono: devono essere recuperati e valorizzati.

… … …


'Mettere in sicurezza l'Italia' comporta certamente una spesa enorme, forse addirittura superiore rispetto a quella prevista dai progetti berlusconiani; comporta anche un impiego generalizzato di manodopera, su tutto il territorio nazionale, con indubbi benefici anche sul morale delle popolazioni.

Il piano, una volta realizzato, renderebbe il nostro Paese più vivibile per i suoi abitanti; più appetibile per i turisti; più funzionale per tutti i soggetti che sono impegnati in attività economiche.

Avremmo finalmente quel
Bel Paese di cui tanto parliamo ma che, al momento, è solo una bella favola.

Probabilmente si tratta di un progetto meno altisonante e più prosaico, rispetto al grande ponte, alle bocche all'uranio o alle mastodontiche colate di cemento: è certo meno potente nel solleticare l'immaginario popolare.

Anche se più meritorio, forse non è altrettanto efficace nel proiettare i politici nella Storia: almeno nella storia che hanno in mente loro.

In ogni caso avrebbe il pregio di favorire, finalmente, l'ingresso dell'Italia nel novero delle nazioni civili.



Nel frattempo ce ne stiamo tutti acquattati, allineati e coperti nella speranza che questa benedetta - maledetta crisi non ci colpisca in pieno petto.

Un po' come chi abita sotto un vulcano e spera che i massi lanciati in aria non ricadano sopra la sua casa.

A volte abbiamo quasi l'impressione che si tratti di una guerra stellare, combattuta sulle nostre teste da protagonisti che non conosciamo, che pochi conoscono e che nessuno riesce a stanare.

Chi non è direttamente colpito ha l'impressione di vivere una situazione surreale, paradossale.

'A chi la tocca la tocca' diceva Tonio a Renzo, a proposito della peste.

Quando si arriva al 'a chi la tocca la tocca' vuol dire che la situazione è veramente drammatica.

Significa che ognuno è più solo e deve contare soprattutto su se stesso.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.


Vuol dire che viene meno la solidarietà.

Un esempio lo stanno dando
i nostri politici e tutti quelli (alti burocrati, magistrati …) che sono legati al carro dei loro privilegi.

Anziché ridurre drasticamente gli appannaggi e venire incontro ai bisogni della Nazione hanno provveduto ad aumentare i loro introiti di 1100 euro al mese: senza dir niente a nessuno, senza strombazzarlo ai quattro venti, con voto unanime.

Un altro pessimo esempio di mancanza di senso comunitario lo sta offrendo, ahimè, l'
Europa.

Si è sempre detto che per avere l'Europa politica si deve aspettare: che è già molto importante aver realizzato l'Europa economica.

La crisi sta dimostrando che anche l'Europa economica è di là da venire.

L'Europa sta dicendo ai vari Paesi: ognuno per sé e poi si vedrà.

Che Unione è mai questa?

Non è certo una bella constatazione.



La crisi ha oscurato un'altra notizia che in tempi 'normali' avrebbe suscitato una profonda impressione: nel primo pomeriggio del due marzo siamo stati sfiorati da un
asteroide.

Se fosse caduto sulla Terra il suo impatto sarebbe stato pari all'esplosione di mille atomiche tipo Hiroshima.

L'abbiamo scampata bella: meglio la crisi, tutto sommato.

Il 'raggio di sole' di cui parla Quasimodo è forse un asteroide?

Speriamo proprio di no.

Perché più che sera, per tutti noi sarebbe notte fonda.

Per consolarci gli scienziati ci hanno informato che il prossimo pericolo-asteroide lo correremo tra vent'anni.

Allegri!

Abbiamo tutto il tempo per affrontare non solo questa ma anche la prossima crisi delle stesse proporzioni.



(*)

Berlusconi, quando è all'opposizione, vede tutto nero, nerissimo.

Fa tutto quello che può perché tutto appaia nero.

La Repubblica presenta oggi una ricerca che mostra come nel 2007, l'anno del governo Prodi, i telegiornali abbiano raddoppiato il tempo dedicato alla cronaca nera.

Bisognava preparare il terreno per il 2008, anno delle elezioni, vinte da Berlusconi sfruttando proprio il problema 'sicurezza'.

(I media sono buoni solo quando seguono diligentemente le istruzioni del Padrone. I telegiornali buoni sono solo i Comics di Fede)

Berlusconi, quando è al governo, diventa Pangloss.

Assume quindi lo habitus mentale giusto per leggere Candide.




NOTA

Per quanto concerne le tre grandi direttrici che il governo ha in mente di perseguire mi permetto queste brevi osservazioni:

*)
Le centrali nucleari
. Come tutti sanno sono costosissime e ancora piuttosto insicure.

Sembra che alcune regioni si siano già offerte di ospitarle.

Galan, per esempio, ha indicato Porto Tolle.

Non so che cosa ne pensino gli abitanti di quella zona: io so solo che Porto Tolle si trova al centro del delta del Po, un ecosistema naturale di assoluto pregio e di grandi potenzialità economiche e turistiche.

Metterci una centrale atomica vuol dire distruggerlo e basta.

Il fatto è che non stiamo facendo quasi niente rispetto alle cosiddette energie dolci: a Roma, negli ultimi anni, sono stati costruiti interi quartieri (praticamente delle piccole città) tutti rigorosamente privi di pannelli solari.

Non sarebbe il caso, prima, di percorre seriamente, metodicamente e totalmente la strada delle energie dolci e dopo, eventualmente, pensare al nucleare?

*)
Il Ponte sullo stretto
. Di grandi ponti se ne stanno costruendo un po' in tutta Europa.

Già la Danimarca si è allacciata con un ponte alla Svezia.

Un altro sistema di ponti sta congiungendo la Germania alla Danimarca.

Opere immani rispetto alle quali il nostro Ponte sullo stretto è un cavalcavia.

Tra qualche anno sarà possibile andare in macchina da Roma a Capo Nord.

Quindi non è tanto il Ponte in sé (quello sullo stretto di Messina) che suscita perplessità.

Ma il fatto che questo Ponte andrebbe ad unire due realtà sottosviluppate.

Da una parte e dall'altra (continente e Sicilia) ci sono strade assolutamente inadeguate, per non parlare delle ferrovie che in alcuni tratti sono ancora a binario unico.

Non è meglio migliorare e potenziare le infrastrutture esistenti, renderle efficienti e poi pensare al Ponte?

*)
La colata di cemento
: forse il provvedimento più grave di tutti.

L'Italia è un Paese con un territorio agricolo alquanto limitato: le costruzioni vanno a togliere alla coltivazione e all'allevamento un sempre maggior numero di chilometri quadrati.

E poi non vogliamo mangiare i pomodori cinesi, i polli allevati con il piombo e lo zolfo delle ciminiere?

Chi gira intorno a Roma si sarà accorto che la famosa campagna romana sta ormai definitivamente scomparendo, inghiottita da sempre nuovi quartieri.

E il turismo?


Non siamo, a detta di tutti, un Paese a vocazione turistica?

Che cosa ci verranno a fare i turisti quando avremo trasformato l'Italia in unica colata di cemento?

Si tratterebbe, se mai, di abbattere e di ricostruire secondo nuove e più vivibili condizioni.

Si tratta di risanare e di recuperare i centri storici.

Non certo di permettere nuove edificazioni.





























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