Menu principale:
2007-2010 > 2008 > POLITICA
(09/09/2008)
Immaginate un Ministro della difesa tedesco che invoca rispetto per la memoria di coloro che hanno combattuto per il nazismo?
O un suo collega francese che ricorda i combattenti della Repubblica di Vichy?
In Italia succede: senza che il ministro in questione senta il bisogno di dimettersi.
Senza che il suo presidente del consiglio senta l'obbligo di metterlo da parte.
In Italia, ormai, succede e può succedere veramente di tutto.
Che chi grida contro Roma ladrona si arricchisca proprio grazie all'obiettivo delle sue contumelie.
Che chi è ministro della Repubblica nata dalla sconfitta del nazi - fascismo onori coloro che hanno combattuto per l'affermazione di quelle dittature.
Non sapendo distinguere le sue nostalgie dalla realtà storica e dai doveri istituzionali.
Facendo finta di non sapere di essere debitore di tutto, compresa la sua alta carica, a quella Repubblica che si ingegna ad indebolire.
Che c'entra il rispetto dei morti con l'8 settembre o con Porta S. Paolo?
Perché non ricordare gli obblighi coniugali, la salvaguardia dell'ambiente o la protezione dell'infanzia?
La realtà è che La Russa, nonostante tutte le maschere posticce via via assunte, non riesce a fare i conti con il proprio passato e con grande improntitudine butta in faccia agli italiani i suoi mal di pancia.
Come il Sindaco di Roma Alemanno.
Semplicemente dovrebbero avere l'onestà di starsene in disparte.
(Da tempo, oramai, è sotto gli occhi di tutti una brutale evidenza: molti politici non sanno più che cosa sia la decenza)
Mi permetto di dare un suggerimento al presidente Napolitano: visto che il Presidente della Repubblica è il depositario dei valori comuni e il sommo interprete dei principi costituzionali, stabilisca che in tutte le cerimonie ufficiali alle quali interviene il Capo dello Stato prenda la parola per ultimo.
Per precisare e rettificare.
Per interpretare e ribadire.
Per ricordare e indicare il cammino.