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30/06 - 06/07 _ 2008
METEOMANIA
Siamo diventati tutti meteopatici.
Dopo il primo giorno di caldo già si grida all'ondata di calore.
Entra in campo la Protezione civile che lancia una raffica di allarmi.
Non si capisce più qual è il valore delle temperature, misurato dagli strumenti.
E' stata introdotta la nozione di temperatura percepita: soggettiva ed aleatoria, visto che, tra l'altro, varia da persona a persona.
Dopo la nozione è stato definito il valore: la nozione psicologica di temperatura percepita è tradotta in un numero, in gradi.
Non si comunica più la temperatura reale del termometro ma solo quella percepita.
Una settimana di caldo, quanto ad allarme e a pathos televisivo, corrisponde ad una esplosione vulcanica, ad un terremoto, ad una alluvione, perfino ad uno tsunami.
Nei primi anni della televisione non esistevano le notizie meteorologiche.
Ne parlava di tanto in tanto la radio, per sottolineare qualche evento disastroso (veramente eccezionale) o per anticipare situazioni del tutto anomale e straordinarie.
Poi fu Bernacca, con le sue previsioni asettiche e conviviali ad un tempo.
Previsioni di giornata che al massimo potevano spingersi fino al giorno dopo.
Ma la televisione fiutò l'affare: e giù con cascate di previsioni, in ogni momento della giornata, proiettate ben al di là dei due giorni canonici, spinte fino ad una intera settimana, addirittura ad un mese e, nei casi di puro spettacolo, fino a comprendere un'intera stagione.
Ecco: le previsioni sono diventate spettacolo.
E lo spettacolo, come sempre più spesso accade nella nostra epoca, è diventato realtà.
Una realtà che ci influenza oltre ogni ragionevole limite.
Al di là della decenza, molto spesso.
Credo che ci attendono ben altre sfide ambientali, in un futuro che potrebbe essere anche prossimo.
Come potremo affrontarle in queste condizioni?
Con questa insana predisposizione all'esagerazione.
Se spendiamo tutto il nostro vocabolario drammatico e tragico per una settimana di caldo, con quali parole ci potremo esprimere 'dopo'?
Se dissipiamo il coinvolgimento emotivo per delle variazioni meteo tutto sommato 'normali', con quale animo potremo resistere alle vere emergenze?
Sarà sopravvissuto, quando ce ne sarà bisogno, uno 'spazio psicologico' adeguato per affrontare le vere difficoltà?