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(18/02/2008)
Sono stato accusato di essere troppo realista;
forse un po’ pessimista;
certamente non ottimista.
Siamo sommersi dai rifiuti ma non vogliamo discariche, centri di stoccaggio o inceneritori.
Siamo un Paese industrializzato, consumatore di energia, ma non ne produciamo che in piccola quantità: non vogliamo centrali nucleari, termovalorizzatori, né centrali a carbone.
Siamo il Paese del turismo ma non vogliamo la TAV né nuove autostrade. Nessuno vuole aeroporti alle porte di casa.
Abbiamo un territorio fragile, friabile, in disfacimento: ogni pioggia diventa un uragano, un mese di sole è siccità e desertificazione. Le nostre montagne sono insidiate dalle valanghe e dai terremoti; le spiagge sono erose dal mare.
Coloro che chiedono (pretendono) di governare il Paese pensano allo stretto di Messina.
Spendiamo capitali immensi nell’istruzione e nella salute pubblica e, nonostante la bravura e l’impegno di tanti operatori, abbiamo gli studenti più impreparati d’Europa e servizi sanitari da 4° mondo.
E poi le mafie e le camorre;
lo strapotere dell’India e della Cina che ci sottraggono interi settori di attività produttiva;
gli assurdi privilegi degli eletti;
le montagne di immondizia che ci dilettano regolarmente all’ora di cena...
E il debito pubblico: ineffabile, nel senso etimologico del termine.
Eppure sopravviviamo.
Eppure continuiamo ad andare avanti.
Eppure ci riconoscono in tutto il mondo.
Eppure vengono a visitarci da tutto il mondo.
E continuano a chiamarci a partecipare alle riunioni del club dei Paesi più industrializzati del mondo ...
Non è un miracolo?
Come faccio a non essere ottimista?
E’ imperdonabile ...