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(23/01/2008)
Leggo su Repubblica.it la seguente frase virgolettata che il papa avrebbe pronunciato durante l'odierna udienza del mercoledì:
"Oggi la nostra speranza e' insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini 'senza speranza e senza Dio in questo mondo'".
Il papa e tutti i suoi aiutanti continuano a ripetere ossessivamente le seguenti litanie:
+ il mondo contemporaneo è in crisi;
+ perfino la speranza è morta;
+ il tutto è da attribuire all'allontanamento da Dio;
+ tradotto significa che gli uomini non ascoltano più le indicazioni della Chiesa.
A chi si rivolgono gli ecclesiastici quando affermano che gli uomini hanno voltato le spalle alla Chiesa?
Non sono loro i responsabili della vita della Chiesa?
La constatazione dell'allontanamento dovrebbe quindi essere una umile, silenziosa e dolorosa riflessione interna alla Chiesa stessa.
Non una mitragliata scagliata contro l'umanità.
Che c'entrano i pagani?
Il disagio e le recriminazioni non mancano mai nei periodi di profondo cambiamento.
E' successo anche nel 3° e nel 4° secolo dopo Cristo, quando il cristianesimo si stava affermando a scapito della cultura e delle religioni tradizionali.
Gli intellettuali legati ai valori dell'antichità classica lamentavano la crisi dei principi e paventavano, allora, l'avanzata del cristianesimo: aborrivano le sue pratiche esoteriche, temevano la sua intolleranza.
Nonostante le loro tetre previsioni il cristianesimo si è imposto e l'umanità, pur essendo andata incontro, poi, a secoli di turbolenze, è riuscita alla fine a ritrovare se stessa e a salvare il proprio destino.
La speranza, insomma non è legata alla sopravvivenza di una particolare Chiesa nè, propriamente, ad una certa fede in Dio.
L'umanità sta attraversando una fase di transizione, dolorosa e travagliata come tutti i periodi di passaggio.
Forse più pericolosa di tutte le precedenti in quanto sono venuti a scadenza, contemporaneamente, molti dei conti che le generazioni precedenti avevano lasciato in sospeso.
L'umanità sopravviverà e uscirà migliore da questa crisi:
+ se ritroverà la felicità di vivere;
+ se riscoprirà la bellezza della propria presenza sulla Terra;
+ se farà in modo che tutti gli esseri umani, al di là delle tante diversità, possano vivere con dignità la propria condizione.
L'umanità è una tra le tante specie viventi che popolano il Pianeta:
+ deve aver cura della 'casa' che la ospita;
+ deve controllare il proprio sviluppo demografico;
+ deve rispettare le altre specie viventi.
Più che una particolare scelta teologica ci vuole un vero e proprio salto di humanitas.